“Il melograno è il succo della vita”

Linoci: come l’agricoltura a Grottaglie innova le produzioni e si apre all’estero.

Estratto dell’articolo pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno” il 18 ottobre 2017:

Il Tutto è iniziato cinque anni fa, dall’incontro tra alcuni produttori locali con un produttore israeliano.
Oggi Grottaglie conta una produzione di tremila-quattromila quintali all’anno.
«Sangue sacro del cielo», scriveva Federico Garcia Lorca nella sua «Ode alla melagrana», il frutto che racchiude «la preistoria del sangue che portiamo», in cui «ogni grana è una stella, ogni velo è un tramonto» e «le api l’hanno formata con bocche di donne. Per questo, scoppiando, ride con porpore di mille labbra».
E’ proprio così. Le piantagioni dei melograni grottagliesi sono bellissime. I frutti, dal guscio elegante e coriaceo, quasi austero, racchiudono il rosso granata della vita. E, nella loro perfezione, hanno un quid di ancestrale. Le distese delle piante, sulle quali brillano, come fossero dipinti, le melagrane, sono un richiamo antico, che ha il sapore del Mediterraneo, del vento e del sole; come se, questa coltura – una novità tra le produzioni agricole di Grottaglie – fosse, invece, qui, da sempre, nel suo luogo ideale.
Ci guida, tra i campi, Ciro Linoci. Tra i produttori grottagliesi di melograni, detiene una fetta importante (circa 400 quintali). Insieme al figlio Daniele, con altri produttori di Puglia, Basilicata e Calabria, fa parte del consorzio «Pomgrana», che riunisce molte produzioni di melograni. «Il nostro prodotto di punta è il melograno Wonderful», spiega. A selezionarlo, è stato proprio l’esperto israeliano, Uzi Cairo, che ha condiviso le sue competenze con gli agricoltori locali. «Non solo – spiega Linoci – Stiamo sperimentando altre varietà, come la Channy e il melograno nero».
Passeggiamo tra gli alberi, carichi di frutti, pronti per essere raccolti nell’autunno, il momento in cui questa meraviglia della natura, che ha ispirato pittori e poeti, dà il meglio di sé. Nella zona, in contrada Lella Cherubino, sta per nascere un’altra piantagione. «Non c’è bisogno di un terreno specifico, il melograno si adatta bene. Abbiamo creato una copertura con una particolare rete, che protegge dalla grandine e un po’ dal vento», spiega Linoci. «La cooperativa agricola “Pomgrana”, ad oggi, conta 50 aziende agricole sparse su tutto il territorio dell’Italia meridionale – racconta -. Puglia, Basilicata e Calabria accolgono i 280 ettari della cooperativa che, da ormai cinque anni, ha fatto del melograno una specializzazione. La cooperativa aderisce a una organizzazione di produttori e produce melograni di qualità. Distribuisce e vende i suoi prodotti alle più importanti aziende della grande distribuzione organizzata italiane ed estere. Promuove e presenta un prodotto di qualità eccellente. Il 2017 produrremo, in tutto il territorio, circa 10mila quintali. Il frutto e il suo succo sono conosciuti per le grandi proprietà antitumorali e antiossidanti. I polifenoli, l’acido ellagico e gli antociani rendono il melograno un prodotto eccellente per contrastare le più comuni malattie, come l’aumento del colesterolo e il diabete. Inoltre, ha diverse altre caratteristiche che lo rendono alimento nutraceutico, adatto a contrastare tumori e cellule dell’invecchiamento».
I dati dell’ufficio agricoltura del Comune di Grottaglie, per il 2016, riuniscono le colture di melograni, susine e fioroni: in tutto, per le tre colture, si contano 10.400 quintali su 130 ettari, con un valore stimato di 572mila euro. Linoci è orgoglioso che il melograno di Grottaglie sbarchi «nei mercati italiani e all’estero. Ci stiamo aprendo alla grande distribuzione, cercando di coprire fette di mercato europeo. Puntiamo a valorizzare le caratteristiche di questi melograni, che hanno percentuali antiossidanti molto più alte di quelli di altri territori. Il melograno Wonderful, oggi, è il massimo che può dare il frutto in termini di proprietà nutraceutiche. E’il succo della vita. Stiamo, intanto, analizzando i nuovi melograni neri per verificare quali percentuali antiossidanti sono state raggiunte». Le piantagioni di melograno sono solo l’ultimo capitolo di una storia dedicata all’agricoltura. Ciro Linoci, controllore radar del traffico aereo a Brindisi, ricevette dal padre un ettaro di terra cinquant’anni fa. Oggi gli ettari della sua proprietà sono 43, coltivati a melograno e ad uva da tavola. Ha due figli. Uno dei due si occupa con lui dell’azienda agricola. «Con mio fratello, con Pio Cavallo, con pochi altri, siamo stati i primi, 38 anni fa, a sperimentare la tecnica dei tendoni per la copertura dell’uva, che anticipava la maturazione e proteggeva il frutto», racconta. «I primi ceppi di uva Victoria furono messi a dimora proprio in località Cherubino. Questa varietà prese piede, rispetto all’uva Regina, perché si sviluppava in maniera eccellente ed eravamo riusciti ad anticipare di un mese la produzione».
I melograni sono la nuova scommessa. «Guardo questi frutti e colgo la loro bellezza, la loro eleganza – conclude Linoci -. Spero che tutto questo serva a dar lavoro e a far crescere il territorio. Noi imprenditori agricoli avremmo bisogno di essere ascoltati dal Governo. Ben vengano le leggi e i controlli, ma occorre snellire i processi burocratici per incentivare le assunzioni e il rispetto delle regole. E’ una speranza, una risposta ai problemi della nostra terra».